SCOMMESSE: sette persone condannate a Palermo

PALERMO – Convalidate sette condanne nella sentenza di appello, da parte del Tribunale di Palermo, nel corso del processo per scommesse clandestine in cui era coinvolto, tra gli altri, anche Giovanni Pecoraro, ex responsabile del settore giovanile del Palermo calcio e procuratore sportivo.

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Si è concluso anche il grado di appello nel processo per scommesse clandestine, svoltosi pocanzi presso il Tribunale di Palermo, e che vedeva coinvolto, tra gli altri, anche Giovanni Pecoraro, ex responsabile del settore giovanile del Palermo calcio nonchè noto procuratore sportivo in Sicilia.

Rispetto al primo grado di giudizio, le condanne sono aumentate da cinque a sette. I nuovi condannati al termine del grado di appello sono Domenico Alagna e Aurelio Puccio: entrambi assolti in primo grado, oggi condannati rispettivamente a un anno e 4 mesi e a un anno di detenzione dalla Corte di appello.

Confermate le condanne a due anni e due mesi inflitte ad Antonino Provenzano, Salvatore D’Anna e Guido Spina, mentre è aumentata la condanna inflitta a Giuseppe Provenzano, dagli iniziali due anni e due mesi agli attuali due anni e quattro mesi, anche se in continuazione con una sentenza precedente.

L’uomo più atteso tra gli indagati nel processo tra scommesse clandestine, però, era senza dubbio Giovanni Pecoraro. Il procuratore sportivo, con un passato nell’organigramma societario del Palermo calcio, ha ricevuto la buona notizia relativa alla conferma dell’assoluzione, già formulata durante il primo grado.

Per Pecoraro, difeso brillantemente dal suo legale Giovanni Castronovo, erano infatti già cadute nel precedente processo le accuse di intestazione fittizia e riciclaggio, entrambe con formula piena. Tutti gli altri imputati hanno risposto anche del reato di gioco clandestino, ma in appello è caduta l’aggravante di avere favorito la mafia.

L’inchiesta partì grazie ad alcuni file, trovati nel computer di Giuseppe Provenzano, che all’epoca dei fatti era il titolare di un negozio di ferramenta: questi file contenevano, assieme ad altri presenti in alcune pendrive presenti nell’abitazione, la contabilità delle scommesse clandesine finite al centro del processo.

Giovanni Pecoraro era coinvolto nelle indagini a causa del suo legame con la Gia.Spe., impresa edile con sede alle porte della borgata marinara di Mondello che aveva tra i suoi soci, oltre all’ex dirigente del Palermo, anche Guido Spina, uomo noto alle forze dell’ordine per reati legati al traffico di droga, evasione fiscale e fabbricazione di documenti falsi.

Tutte accuse che hanno fatto sì che Pecoraro finisse nel novero degli indagati per il processo, ma che sono decadute sia nel primo che nel secondo grado di giudizio.

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