GIOCO D’AZZARDO: l’unico mercato a crescere nell’Italia della recessione

MILANO – Il fenomeno del gioco d’azzardo, in particolare delle slot machine, è continuato a crescere in maniera esponenziale, nonostante in Italia non si navighi proprio nell’oro. E secondo una indagine appena effettuata, si viene a sapere che questa industria è stata l’unica a trarre giovamento negli ultimi quindici anni, negativi per il nostro Paese.

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C’è chi sostiene che in fondo è un fenomeno naturale: si sa che durante i periodi di crisi aumenta il numero di quanti si affidano alla sorte. Sarà. Ma l’ineluttabilità di questo rapporto fra causa ed effetto può spiegare solo in parte, e in una parte molto piccola, quello che è successo in Italia.

Come riportano i colleghi del Corriere della Sera, fra il 2000 e il 2014, in un Paese dove il Pil procapite crollava del 7,5 per cento, il fatturato del gioco d’azzardo è cresciuto in termini reali del 350 (trecentocinquanta) per cento, a 84 miliardi e mezzo. Il 5 per cento del nostro prodotto nazionale.

Per capirci: mentre la disoccupazione galoppante distruggeva a ritmi mai sperimentati nel secondo dopoguerra la ricchezza prodotta da ogni italiano, le bische legalizzate vedevano aumentare i propri profitti a livelli stratosferici, in maniera clamorosa.

In questo modo, oltre il 10 per cento della cifra che gli italiani destinano ai consumi privati, veniva investito nel gioco d’azzardo e nelle slot machine, in modo da far conseguire negli ultimi quindici anni l’unico record che possiamo vantare in Europa, per quanto niente affatto edificante.

Quello, appunto, del giro d’affari del gioco d’azzardo. Con alcune significative implicazioni. Per esempio, il numero dei siti internet spuntati come funghi: trecentonovantuno. Niente male, per un Paese che sta ancora faticosamente superando la soglia dell’analfabetismo informatico.

Per esempio, il numero delle slot machine è un dato molto indicativo: sono una ogni 140 residenti nel nostro Paese, neonati compresi. Con una diffusione pressoché doppia rispetto al resto dell’Unione europea. E anziché diminuire, come prevede la legge, minacciano addirittura di aumentare.

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