SCOMMESSE: Alessandria, guerra ai nuovi locali

ALESSANDRIA – Continuano ad aprire nuovi spazi in cui è possibile giocare alle slot machine e ai videopoker, oltre a nuovi centri per le scommesse, in quel di Alessandria. Per questo motivo, la commissione Politiche Sociali del comune ligure si è riunito per provare ad ostacolare queste nuove aperture.

centro-scommesse

Le nuove aperture di sale slot in città non sono passate inosservate ed è (anche) per questo che l’amministrazione comunale ha voluto capire subito in cosa consiste quella che diventerà la nuova legge regionale per il contrasto alla diffusione del gioco d’azzardo.

L’ha presentata il presidente del gruppo di lavoro che, a Palazzo Lascaris, si è occupato di proporre un testo unico su questo tema (partendo da tre proposte): Domenico Ravetti si è seduto in commissione Politiche Sociali, congiunta questa volta con quella speciale Legalità, per illustrare il testo e spiegare, nel dettaglio, in cosa consiste.

La limitazione più importante riguarda le distanze: entro 18 mesi dalla trasformazione in legge – già inserita nell’ordine del giorno del Consiglio regionale di martedì – non ci dovranno essere videopoker e macchinette a meno di 500 metri da quelli che sono stati definiti “punti sensibili”.

Ad esempio scuole, oratori, ospedali, centri per anziani, persino bancomat, stazioni, compro oro. Pena, una multa da 2 mila a 6 mila euro; non per esercizio commerciale, ma per singola slot machine.

Raggiunte le tre multe, il locale verrà chiuso. Quindi, i bar che si trovano vicini a questi luoghi d’aggregazione sono avvisati. Entro tre anni, invece, dovranno sparire (sempre entro i famosi 500 metri) le sale scommesse.

In commissione erano presenti anche i rappresentanti delle associazioni o enti che già si occupano del contrasto del gioco d’azzardo in città: Libera, Alessandria Slot Free, Confesercenti e il dipartimento delle dipendenze patologiche dell’Asl.

Quest’ultimo, rappresentato da Maria Luisa Cormaio, che ha sottolineato: «Le persone che si rivolgono a noi per chiedere assistenza sono ancora poche. Manca la consapevolezza dell’esistenza di un servizio pubblico, completamente gratuito, che offre un aiuto specializzato ai soggetti e alle famiglie colpite dal problema».

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