SCOMMESSE: mafia, serie di condanne a Palermo

PALERMO – Il Tribunale di Palermo è stato teatro di una nuova serie di condanne, inflitte agli esponenti del clan mafioso facente capo alla famiglia dei Galatolo. Al centro del nuovo business dei malavitosi ci sarebbero le scommesse sulle partite di calcio, sia italiane che straniere.

arresto

Vecchi boss scarcerati e nuovi rampolli. Nel salotto buono della città, Cosa nostra si era riorganizzata. Imponendo a tappeto estorsioni e sperimentando nuovi affari. Soprattutto, le scommesse sulle partite di calcio, anche quelle dei campionati esteri.

Fra il giugno 2014 e il febbraio 2015, la procura di Palermo aveva fatto scattare due blitz, ribattezzati “Apocalisse”, Nel pomeriggio di mercoledì, il giudice Giuseppina Cipolla ha emesso la sentenza nei confronti di 97 persone, nell’ambito di un giudizio abbreviato.

Pesanti le 62 condanne per 550 anni, erano state sollecitate dai pubblici ministeri Francesco Del Bene, Amelia Luise, Annamaria Picozzi, Dario Scaletta e Roberto Tartaglia. Grazie alle indagini della squadra mobile, del reparto operativo dei carabinieri e del nucleo speciale di polizia valutaria della guardia di finanza

Nel corso di una serie di indagini durate per diversu mesi, il pool coordinato dal procuratore aggiunto del capoluogo siciliano Vittorio Teresi ha delineato nel corso del processo i contorni di una mafia sempre meno intenta ad ammazzare, e più imprenditrice.

Le microspie hanno svelato che i boss di San Lorenzo e Resuttana puntavano a gestire anche il business delle forniture di carne, ma come è emerso dalle indagini anche le scommesse, sia come gestione dei centri che come guadagni da ottenere con le combine, facevano parte del nuovo business dei Galatolo.

Le condanne più pesanti riguardano Domenico e Gregorio Palazzotto, boss dell’Acquasanta, hanno avuto 20 anni. Stessa pena inflitta a Tommaso Contino. Diciannove anni e otto mesi per Onofrio Terracchio; 17 anni e 8 mesi per Sandro Diele, 12 anni e 8 mesi per Filippo Matassa.

Condannati anche i collaboratori Vito Galatolo (6 anni e 8 mesi) e Silvio Guerrera (10 anni), il giudice ha riconosciuto il loro contributo dato al processo. Fra gli assolti l’imprenditore Lucio Ginestra, accusato di essere prestanome del boss Giuseppe Fricano. Il fatto, però, non costituisce reato.

Lascia un Commento