SCOMMESSE: Operazione Gambling, confermati 3 fermi

ROMA – Confermato il provvedimento di custodia cautelare per tre degli indagati nell’inchiesta denominata Operazione Gambling. Si tratta di un’operazione che ha portato all’arresto di 41 persone e al sequestro di beni per due miliardi di euro, dopo la scoperta di un giro di scommesse clandestine e gestite dalla malavita.

arresto

La Seconda Sezione Penale della Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare per tre indagati, collegati all’inchiesta “Operazione Gambling”, che a luglio 2015 aveva portato al sequestro di beni per 2 miliardi di euro e all’arresto di 41 persone.

Queste erano accusate di gestire un giro di scommesse online dall’Italia verso l’estero e di rappresentare gli interessi nel settore della ‘ndrangheta. La maxioperazione di questa estate portò all’arresto di 28 persone (per altre 13 furono disposti i domiciliari) e al sequestro di beni per 2 miliardi di euro, tra cui 45 società e 1.500 Ctd.

“Sono stati commessi una pluralità di delitti – ricorda la Corte – connessi alla gestione illecita d’imprese, in parte attive in Italia, in parte stanziate all’estero, dedite all’acquisizione di licenze e concessioni governative che servivano ad occultare lo sviluppo di attività di giochi e scommesse a distanza”.

“Questi operavano, aggirando la normativa nazionale di settore, quella fiscale e quella antiriciclaggio. E così, consumavano reiterati reati di esercizio abusivo di attività di gioco e scommesse”.

“È necessaria – prosegue la Corte di Cassazione – una dimostrazione delle ragioni che rendono inadeguata ogni altra misura, ma è sufficiente che il giudice indichi gli elementi specifici che, nella singola fattispecie, fanno ragionevolmente ritenere la custodia in carcere come la misura più adeguata ad impedire la prosecuzione dell’attività criminosa”.

In tal modo, e attraverso l’utilizzo di argomenti logico-giuridici tratti dalla natura e dalle modalità di commissione dei reati nonché dalla personalità dell’indagato, verrà superata e assorbita l’ulteriore dimostrazione dell’inidoneità delle subordinate misure cautelari.

I giudici della Cassazione hanno infine ribadito la necessità della concessione statale e della licenza di polizia per la raccolta scommesse: “In mancanza della concessione e della licenza, per escludere la configurabilità della fattispecie incriminatrice, occorre la dimostrazione che l’operatore estero non abbia ottenuto le necessarie concessioni o autorizzazioni”.

L’unico modo per dimostrare la natura non criminosa della gestione di una simile attività – sempre secondo i giudici – può essere legata a una illegittima esclusione dalle gare o per effetto di un comportamento comunque discriminatorio tenuto dallo Stato nazionale nei confronti dell’operatore comunitario.

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