SLOT MACHINE: fermato gruppo legato a Mafia Capitale

ROMA – Un giro di affari relativo alla diffusione delle slot machine in cui era stato coinvolto anche Massimo Carminati, uno dei principali indiziati nell’operazione “Mafia Capitale”, è stato fermato dalle forze dell’ordine di Roma. Sette imputati, per un totale di circa settanta anni di carcere.

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Con la protezione di Massimo Carminati un gruppo composto da soggetti di varie origini, ovvero albanesi, romani e napoletani faceva i soldi a Roma imponendo alle attività commerciali di alcune zone della Capitale le slot machine.

Gli amici del “cecato” adesso sono stati però bastonati dal giudice che li ha condannati con pene pesanti. Il gip del tribunale di Roma ha inflitto complessivi 70 anni di carcere a sette imputati, che hanno scelto di farsi processare con il rito alternativo. Sono accusati anche di gestire il traffico di droga nella zona di Roma Nord.

La pena più alta, di ben venti anni, è stata inflitta dai giudici del tribunale capitolino all’albanese Arben Zogu, conosciuto nell’ambiente degli ultras della Lazio e in quello criminale con il nome di “Riccardino”.

Le indagini che si erano concluse tre anni fa sono state coordinate dalla Procura di Roma e sono state condotte dal Gico del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza sempre della Capitale.

Coinvolti anche i fratelli campani Sandro e Sergio Guarnera, che in passato si erano dissociati dal boss camorrista dei Casalesi Mario Iovine, detto “Rififi'”, condannati entrambi a 9 anni. Zogu era in rapporti diretti con Massimo Carminati e faceva parte della batteria di Ponte Milvio guidata da un altro ultras laziale, Fabrizio Piscitelli.

Come spiegano gli investigatori, questa batteria che si incaricava di gestire la diffusione delle slot machine è al servizio dei napoletani, che si è insediata a Roma Nord, tra cui i fratelli Salvatore e Genny Esposito che fanno capo a Michele Senese, uno dei re di Roma.

Con la complicità e con la protezione dei potenti “amici” che avevano a disposizione, questi soggetti potevano dunque imporre la loro supremazia nella diffusione delle slot machine nei bar e nei locali pubblici della Capitale, senza dover subire la fastidiosa concorrenza di altri commercianti nel settore.

Ma le forze dell’ordine, nel corso di alcune indagini in cui venivano osservate da vicino alcune riunioni tra esponenti dei vari gruppi, hanno scoperto tutto il giro delle macchinette in alcune zone della Capitale, e sono riusciti ad intervenire nel momento giusto.

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