SLOT MACHINE: l’indagine sui giocatori italiani

MILANO – Una indagine svolta dai colleghi del quotidiano “Il Giorno” ha provato ad analizzare quello che possiamo definire il “popolo delle slot machine”. Persone diverse tra loro, che nell’arco della giornata provano a svoltare – spesso con risultati poco soddisfacenti – le macchinette dei bar di tutta Italia.

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Esce dal portone del suo condominio in ciabatte ogni mattina, che ci sia il sole o la pioggia. Attraversa la strada a passo spedito, spesso senza salutare, gli anni sulle spalle non sono pochi. Entra al bar, un’occhiata ai numeri estratti sul giornale ma senza smettere di controllare che la slot machine si liberi.

Il turno davanti al video solitamente arriva dopo una breve attesa. Alle 7 i lavoratori non si fermano molto al bar. La signora inizia a inserire monetine sempre attorno alle 7.30. Il tintinnare dei soldi e il rumore delle dita sui tasti continuano per almeno un’ora.

Riprende poi nel tardo pomeriggio. È una pensionata che spende ogni mese gran parte dei suoi soldi al bar quella che si presenta ogni giorno in pantofole in un caffè della città. Spesso la si nota attendere l’orario di apertura davanti alla saracinesca, accaldata d’estate o avvolta in uno spesso giaccone d’inverno.

Questa è solo una delle tante storie che riempiono il mondo dei giocatori incalliti. Uomini e donne che non riescono a smettere di fissare un video, sperando nella buona sorte, dimenticandosi per qualche attimo del mondo che li circonda, dei problemi e spesso anche dei debiti.

Gli esperti la chiamano “ludopatia”, o Gap, Gioco d’Azzardo Patologico. I segnali li si notano però stando seduti ai lati di questo mondo. Ci abbiamo provato, trascorrendo la giornata a spasso per slot machine. Al mattino è il regno soprattutto delle pensionate. Le scene sono tristi e surreali.

Come la nonna con nipotina al seguito che vediamo avvicinarsi a un bar di periferia. La bambina avrà appena 4 anni, ma sgambetta fiduciosa alle sue spalle, le mano intrecciata in quella della nonna. Un sorriso, una parola gentile. E poi le monetine che cominciano a infilarsi nella macchinetta.

Nel pomeriggio si trovano uomin sulla cinquantina, spesso senza bambini al seguito. Durante i primi minuti della partita riesce a staccare per qualche attimo lo sguardo dal video per controllare il cagnolino. Ma non mancano altri soggetti meno attempati.

Hanno poco meno di trent’anni, scarpe alla moda e occhiali da sole. Cambiano le banconote in monete e iniziano la loro partita. Due di loro si appoggiano ai lati della slot machine, l’altro inizia a pigiare sui bottoni, come suonasse un pianoforte. La melodia che compone dura tre quarti d’ora.

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