SLOT MACHINE: interrotta un’operazione della camorra

CASERTA – Sono quindici i soggetti finiti sotto processo nell’ennesimo capitolo del rapporto tra la camorra e il mercato delle slot machine e dei videopoker. Al termine di un’indagine avviata quasi un anno fa, è stato interrotto il lavoro di alcuni esponenti delle famiglie Russo e Schiavone.

videopoker-polizia

La camorra delle slot machine e degli ippodromi. Saranno 15 gli imputati nel processo, con rito ordinario relativo all’ordinanza del settembre scorso che fece luce e disarticolò un’organizzazione dedita al controllo del sistema delle scommesse illecite, imperniata sui componenti della famiglia Russo di Casal di Principe.

In particolare, le attenzioni delle forze dell’ordine che hanno dato vita a questa operazione si erano concentrate su Massimo Russo, detto paperino, e sul fratello Corrado, entrambi del noto boss Peppe Russo detto o’ padrino, attualmente detenuto in carcere.

In quell’ordinanza c’erano 44 indagati. Oltre ai 15 che saranno giudicati con rito ordinario, ci sono 30 imputati che hanno scelto e ottenuto l’ abbreviato davanti a un gup, in versione monocratica, del tribunale di Napoli, mentre altri 6 hanno ottenuto il patteggiamento della pena.

Nel mirino degli investigatori il coinvolgimento dei clan nella gestione di slot machine e video poker. Vennero poste sotto sequestro cinque aziende operanti nel settore delle slot e dei videopoker per un valore di 20 milioni di euro.

Furono ben 3.200 le slot machine sequestrate in vari esercizi commerciali in Campania, Lazio e Toscana. Le accuse contestate a vario titolo sono di associazione camorristica, trasferimento fraudolento di valori, estorsione, illecita concorrenza con minaccia o violenza e riciclaggio, tutti reati aggravati dalla finalità mafiosa.

Dopo la cattura di numerosi esponenti di primo piano, la famiglia Russo, secondo gli inquirenti, avrebbe assunto un ruolo di vertice. Corrado Russo e Raffaele Nicola Russo sono ritenuti i reggenti del clan dei Casalesi ai quali sarebbe stato affidato il compito di riorganizzare le fila soprattutto da un punto di vista militare.

Gli sviluppi dell’inchiesta si fondano su intercettazioni e sulle dichiarazioni di vari collaboratori di giustizia. I Russo si erano imposti “nella gestione delle estorsioni e del controllo degli appalti, in rapporti con rappresentanti delle amministrazioni locali.

Tuttavia, durante le fasi cruciali del controllo, si è scoperto che gli indagati riuscivano ad agire anche attraverso commercianti e imprenditori ‘compiacenti’, delle principali attività economiche. Tra queste il monopolio di slot machine e videopoker, settore gestito attraverso prestanome incensurati.

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