STORIE: 60 anni di Paolo Rossi, dal calcioscommesse al Mundial

MILANO – Compie oggi sessanta anni Paolo Rossi. Una delle leggende del calcio italiano, soprattutto negli Anni Ottanta, quando fu decisivo per la conquista dei Mondiali nel 1982. Ma anche un soggetto che si è visto macchiare la carriera con il celebre caso di calcioscommesse, che lo coinvolse.

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Paolo Rossi è un uomo che ha segnato le vite di diverse persone, soprattutto tra gli appassionati di calcio che hanno seguito le vicende dello sport più amato in Italia tra gli Anni Settanta e Ottanta, in cui il nativo di Prato ha incantato, fatto esultare e sognare.

E nel giorno del compimento dei suoi primi sessanta anni di vita, vogliamo ricordare una fase particolare della carriera e dell’esistenza di Pablito, il secondo italiano a vincere un Pallone d’Oro nel 1982, grazie soprattutto alla clamorosa escalation di prestazioni e gol realizzati ai Mondiali.

A quella edizione della Coppa del Mondo, Rossi ci arrivò dopo aver vissuto anni certamente complicati e poco sereni, anche perchè nel 1980, giusto una manciata di mesi prima dell’exploit della Nazionale di Enzo Bearzot in terra spagnola, avvenne qualcosa di clamoroso e scioccante.

Al termine di una lunga serie di indagini e di controlli, con centinaia di persone tenute sotto controllo, ascoltate e seguite, venne fatto esplodere lo scandalo del calcioscommesse più grande e fragoroso mai avvenuto nella storia del calcio e dello sport nel nostro Paese.

I nomi degli indagati fecero balzare dalla sedia i milioni di appassionati di calcio in Italia. Club come Milan e Lazio furono condannati alla retrocessione in serie B, e c’erano diversi calciatori coinvolti: tra gli altri Bruno Giordano, Enrico Albertosi e proprio Paolo Rossi.

Quello che poi sarebbe diventato Pablito, e che all’epoca dei fatti giocava nel Perugia, fu squalificato per ben tre anni. Una durata della sospensione che non gli avrebbe consentito di partecipare alla sua seconda edizione dei Mondiali, dopo le buone prestazioni fornite in Argentina nel 1978.

Ma come spesso accade alle persone buone e soprattutto ai grandi talenti, il destino fu pronto a tendere una mano a Rossi. Quella mano era bianconera, ed era quella di Giampiero Boniperti, il quale lo ingaggiò nella stagione 1981/82, proprio in vista della scadenza della sua squalifica.

Ad aprile di quell’anno Paolo tornò in campo, giocò le ultime tre partite di campionato (vinto dalla Vecchia Signora) e soprattutto convinse Bearzot a salire sull’aereo per la Spagna. La sua chiamata fece storcere più di un naso, considerando che restarono a casa alcuni grandi cannonieri.

Roberto Pruzzo, Roberto Mancini, Evaristo Beccalossi e Pietro Paolo Virdis. In particolare la punta della Roma sembrava candidata ad un ruolo da protagonista in azzurro al Mundial spagnolo, ma il ct puntò su Rossi e gli affidò grande fiducia, proteggendolo dalle critiche.

E la fiducia fu ben riposta e soprattutto ricambiata sul campo: dopo le prime tre gare difficili arrivarono infatti la tripletta al Brasile, la doppietta alla Polonia in semifinale e il sigillo in finale contro la Germania. Italia campione del mondo, Rossi pallone d’Oro e tripudio nel Paese.

Tutto fu dimenticato. Il suo coinvolgimento nel processo denominato Totonero, la riduzione della pena per consentirgli di tornare in campo con la Juventus, le critiche dopo le prime uscite ai Mondiali, e anche qualche dichiarazione al vetriolo. Tutto cancellato con un solo mezzo: il gol.

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