EDITORIALE: Poker live e online in Italia, dove stiamo andando?

MILANO – Poker live e poker online, due modi per dire gaming in Italia. Tanti fan, tanta passione, ma anche tanta confusione nei regolamenti – che a volte mancano, altre volte sono assurdi.

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Poker live: tra circoli e circuiti

Inutile nascondersi dietro a un dito: di circoli, in Italia, ce ne sono a bizzeffe. Una regolamentazione non esiste, anche se la si attende ormai da anni. La Cassazione si è più volte espressa in maniera piuttosto netta: a determinate condizioni (buy-in basso, torneo freezout, premi stabiliti prima dello start) il poker live non è gioco d’azzardo, ma gioco d’abilità.

Poi ci sono i circuiti. Gli eventi dal buy-in importante non ‘tirano’ più come una volta: si è esaurito il boom, qualcuno probabilmente ha giocato fuori bankroll e piano piano ha finito il ‘grano’ e di sponsorizzazioni se ne vedono sempre meno.

Fortuna che esistono anche i circuiti low buy-in (come le ISOP, ad esempio), che hanno saputo catturare appieno lo spirito del poker: giocare meno, magari, ma giocare TUTTI – divertendosi e, perché no, cercando di mettere le mani su un bel gruzzoletto.

Poker online: liquidità condivisa, ma a che prezzo?

Passando al poker online, le cose non vanno molto meglio. Ormai l’offerta è cannibalizzata da PokerStars e per le altre room c’è davvero poco margine di manovra. I grinder del .it spesso preferiscono trasferirsi altrove, dove possono confrontarsi con player di tutto il mondo – e dove i tornei hanno garantiti molto più succosi.

Ci vuole la liquidità condivisa, si dice da tempo. Ma se la prospettiva è quella di unire i mercati con Francia, Spagna e Portogallo, per poi vedere le room dover pagare addirittura il 40% in più di tasse – per uniformarsi al sistema francese, il primo ad aprire alla liquidità condivisa – forse si cadrebbe dalla padella alla brace…

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