POKER: Liquidità condivisa, Francia così proprio no!

ROMA – Il Parlamento francese ha approvato la legge sulla liquidità condivisa nel poker online, ma il suo regime fiscale ucciderebbe il .it nel giro di pochissimo tempo.

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Liquidità condivisa nel poker online

Quando molti stati dell’Unione Europea decisero di regolamentare il settore del poker online (cosa legittima) diversi anni fa, optarono per un sistema nazionale (discutibile): qualsiasi operatore avrebbe dovuto acquistare una licenza, con la possibilità di offrire i propri servizi soltanto ai giocatori residenti in quel determinato Paese.

Una scelta inizialmente forse giusta, ma ben poco lungimirante: passato il boom del poker, i mercati nazionali si sono rivelati troppo piccoli per accontentare le richieste dei giocatori e le esigenze delle poker room online.

Da anni, dunque, si reclama a gran voce una condivisione del pool di giocatori, quantomeno tra i paesi facenti parte dell’Unione Europea. Qualcosa si è mosso in questi giorni, ma molto probabilmente intraprendendo un percorso (nuovamente) sbagliato a lungo termine.

Francia, un regime fiscale insostenibile

Veniamo ai giorni nostri. È notizia recente dell’accordo nel Senato francese per una legge che di fatto permetterà la liquidità condivisa e di un possibile accordo (c’è chi dice già ratificato) con Italia, Portogallo e forse anche Spagna.

Il problema, però, è che in Italia le poker room online pagano il 20% sul rake lordo, mentre in Spagna il 25%. Se le differenze tra questi due Paesi sono sostanzialmente appianabili, be’, non è così per la Francia.

Oltralpe, infatti, gli operatori pagano il 2% su ogni pot, che conti alla mano equivale a circa il 40% del rake lordo. Dal momento che il Parlamento francese non si sognerà mai di dimezzare le tasse, questo significa che dovrebbe essere l’Italia a raddoppiarle.

Questo vorrebbe dire la morte del cash game .it, senza se e senza ma.

Il modello britannico e danese

Sposare il modello francese, in virtù di quanto detto finora, sarebbe un autogol clamoroso. Una mazzata pazzesca per tutto il sistema poker italiano, dove il cash game è in difficoltà già da quattro anni a questa parte.

Eppure la soluzione giusta ci sarebbe, esiste già: il modello britannico e quello danese. Da quelle parti, vige una regolamentazione con licenza (proprio come in Italia), ma il pool dei giocatori è aperto a tutto il mondo, con la rake al 15%.

Non possiamo che auspicare una presa di coscienza da parte dei vertici dell’Agenzia dei Monopoli e delle Dogane, perché aderire a questa liquidità condivisa alla francese vorrebbe dire spezzare le gambe alle sale da poker .it.

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