SCOMMESSE: causa in corso tra bookmaker e gestori di centri

FROSINONE – Contenzioso piuttosto particolare in quel di Frosinone, con le scommesse al centro. Un uomo avrebbe voluto aprire un centro, affidandosi a un bookmaker non autorizzato in Italia. Così, dopo qualche giorno se ne è reso conto e si è affidato a un’azienda rivale.

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Ai ciociari piace scommettere. Un assunto che trova conferma nelle statistiche che vedono Frosinone ai primi posti nelle classifiche nazionali. Una conferma ulteriore è arrivata anche dal grande contenzioso che la presenza di agenzie di scommesse determina.

Da un lato continuano le pronunce della Corte di Cassazione che rimandano a un vecchio caso sollevato proprio a Frosinone. E inoltre c’è un’altra causa che dal capoluogo ciociaro è approdata fino alla Corte di Giustizia del Lussemburgo. Dall’altra parte la materia dà da fare anche al tribunale ordinario.

La vicenda nel dettaglio

Ieri, davanti al giudice monocratico Andrea Cataldi Tassoni ci sono state ben due udienze. I destinatari sono stati i titolari di due distinte agenzie aperte sul territorio provinciale. Il primo caso arriva da Frosinone, dove nel 2013 era stato aperto un centro di elaborazioni dati per le scommesse sportive.

Il titolare doveva difendersi dall’accusa di aver aperto l’agenzia in assenza di autorizzazione di pubblica sicurezza. Questa era subordinata alla concessione dell’Agenzia dei monopoli all’operatore, che, in quel caso mancava. Da qui l’intervento delle forze dell’ordine con chiusura del centro.

Nel corso dell’udienza è stato sentito il gestore di un’altra agenzia che subì la stessa sorte. Questi ha ricordato come la sua attività aveva operato per qualche mese. Lo stesso ha ricordato che a Frosinone, ma anche in città vicine, le stesse attività avevano operato senza problemi.

In più, il titolare del centro scommesse aveva posto una sottolineatura importante. La casa madre, infatti, aveva sempre sostenuto che tutto fosse in regola e che il centro potesse operare in Italia. Il tutto alla luce di una serie di pronunce giudiziarie che nel tempo si sono susseguite.

Denaro in ballo

Qualche ora dopo è stata la volta di un altro caso. Sotto processo, è finita una donna, che ad Alatri aveva aperto un centro Stanleybet. Come teste è stato sentito un responsabile italiano della società con sede a Malta.

L’uomo ha spiegato come avvenivano i resoconti contabili, che erano settimanali. Il teste ha detto che il bookmaker vantava un credito di 15.000 euro nei confronti dell’imputata. La titolare, secondo i calcoli fatti, per due mesi non aveva versato gli utili derivanti dalle scommesse.

Tra le parti poi era intervenuta una transazione, ma dopo aver pagato alcune rate, il problema si era riproposto. Da lì era partita una diffida della Stanleybet, peraltro contestata dalla difesa. Difesa che ha chiesto al teste se il bookmaker avesse la concessione in Italia: risposta negativa.

Le decisioni della Corte

Nel frattempo continuano le pronunce della Corte di Cassazione. Sono state annullate altre tre pronunce sul sequestro dei centri scommesse collegati alla Stanleybet. La sentenza si lega a quella dei giorni scorsi che aveva interessato un centro scommesso di Frosinone.

Tutto ruota sulla natura ritenuta discriminatoria del decreto Monti nei confronti dell’operatore con sede a Malta. È contestata la norma che prevede di devolvere gratuitamente le infrastrutture degli operatori alla scadenza delle nuove concessioni.

La Corte di Cassazione ha stabilito che l’ordinanza deve essere annullata con rinvio al tribunale di Frosinone. Questo procederà nell’esercizio dei poteri riconosciutigli per legge nella fase dell’impugnazione cautelare. Quindi potrà valutare gli elementi già in suo possesso, oltre a nuovi elementi arrivati.

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