SLOT MACHINE: brucia soldi alle macchinette e finge un rapimento

POGGIBONSI – Una storia incredibile, inventata per nascondere la mania per le slot machine. Un 42enne ha nascosto di aver bruciato alle macchinette 800 euro guadagnati al lavoro. Così ha messo in scena un rapimento con tanto di ferite inflitte da solo.

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“Non rientro, sono nei guai”, aveva detto alla moglie. Una telefonata a dir poco inquietante, poi il silenzio e il telefono che squillava a vuoto. Una notte intera, senza che dell’uomo, di 42 anni e originario di Colle, si trovasse traccia.

Era svanito nel nulla per poi riemergere, all’alba del giorno seguente, pigiato e graffiato. Tanto che i medici dell’ospedale l’avevano giudicato guaribile in dieci giorni. Era stato aggredito e sequestrato, almeno secondo la sua versione che però non tornava

Poi la confessione ai carabinieri della compagnia di Poggibonsi: “Mi sono inventato tutto”. In realtà, non sapeva dire alla moglie una verità molto dolorosa. Non trovava il coraggio di confessare che aveva sperperato alle slot machine il denaro dell’azienza.

Così si era procurato da solo, anche con l’aiuto di un sasso, le ferite poi riportate. Per l’uomo, le cui iniziali sono C.P., si profilano ora le accuse di simulazione di reato e procurato allarme. Tutto per tenere nascosta la sua mania per le slot machine.

Niente consegne, solo slot machine

L’uomo doveva fare delle consegne nell’area tra Colle e Poggibonsi per lavoro. Sembrava un giorno come tanti, invece dopo un po’ aveva chiamato la moglie per comunicarle che era nei guai. La donna si era rivolta ai carabinieri, comprensibilmente preoccupata.

Da qui una notte di ricerche febbrili, che non avevano dato esito. Poi all’alba l’uomo si rifà vivo con la donna e dice di trovarsi alla stazione di Poggibonsi. I carabinieri volano lì e lo rintracciano: ha il volto gonfio, graffi all’addome e una serie di lesioni.

I medici del pronto soccorso che visitano il quarantenne confermano che le ferite sono vere. Lui racconta di essere stato sequestrato, ostaggio di persone che avevano anche una pistola. L’avevano picchiato perché il suo datore di lavoro doveva loro dei soldi.

I carabinieri scoprono l’inghippo

I carabinieri, nonostante l’evidenza dei colpi sul corpo, annusano puzza di bruciato. Ascoltano più volte l’uomo, gli fanno ripetere i passaggi della vicenda, per poi farlo crollare. E confessa di essersi addirittura inflitto le lesioni ricorrendo a un sasso.

Preferiva farsi del male piuttosto che affrontare le responsabilità e le conseguenze del caso. I militari dell’Arma iniziano così a ricostruire con pazienza una storia incredibile. In realtà il denaro ricavato con le consegne già effettuate se l’era bruciato alle slot machine.

L’uomo, inoltre, era andato a spendere parte dell’incasso andando a bere in un locale della Valdelsa. La moglie si sarebbe infuriata, se avesse saputo la verità. Allora aveva inventato un castello di bugie, che ha ceduto alle prime verifiche.

Adesso per l’uomo arriveranno gli inevitabili guai con la giustizia. Sperperare 800 euro alle slot machine non è niente rispetto ai reati commessi. Come detto, si parla di simulazione di reato e di procurato allarme per l’autore di una storia clamorosa.

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