SLOT MACHINE: Lecce, 41 a giudizio per associazione a delinquere

LECCE – Una gruppo di fratelli faceva degli affari illeciti grazie alle slot machine. Siamo a Lecce dove la famiglia de Lorenzis potrebbe finire a processo nelle prossime settimane. I quattro uomini sono accusati di associazione a delinquere di tipo mafioso.

Rischiano il processo, gli imputati del principale troncone d’inchiesta “Clean Game”. Si tratta di un’indagine su presunti affari illeciti dei De Lorenzis con le slot machine. Infatti, il pm Carmen Ruggiero ha formalizzato la richiesta di rinvio a giudizio nei confronti di 41 persone.

Slot machine e metodi mafiosi

Il prossimo 27 aprile si terrà l’udienza preliminare, innanzi al gup Simona Panzera. Tra di essi, anzitutto, Salvatore De Lorenzis, 49enne di Racale e i suoi tre fratelli. Si tratta di Saverio di 41 anni, Pietro di 51 anni e Pasquale di 44 anni.

In totale, come detto, sono 41 le persone finite nel mirino della magistratura di Lecce. Diciassette di loro, tra cui i quattro fratelli De Lorenzis, rispondono secondo la Procura, del reato di associazione di tipo mafioso. In generale, sono diversi i reati di cui dovranno rispondere gli indagati.

Tra questi truffa ai danni dello Stato, frode informatica, esercizio di giochi d’azzardo ed esercizio abusivo di giochi e scommesse. E poi ancora illecita concorrenza con minaccia o violenza, trasferimento fraudolento di valori, corruzione e associazione per delinquere. Tutto legato al mondo delle slot machine.

Nell’ottobre scorso, il pm Carmen Ruggiero aveva già chiesto il rinvio a giudizio di 38 persone. Questo era stato il risultato di una prima tranche dell’inchiesta. Dovranno presentarsi innanzi allo stesso gup, in data 17 maggio.

Processo a metà maggio

Il sodalizio, in questo caso, si occupava della compravendita di schede di gioco contraffate. Schede che sarebbero servite per giocare alle slot machine aggirando i controlli dell’AAMS. Ma le vicissitudini degli indagati non si sono fermate a quel giorno.

Il 24 febbraio del 2016, il gip Antonia Martalò, su richiesta dei sostituti procuratori Carmen Ruggiero e Giuseppe Capoccia, emise 27 ordinanze di custodia cautelare. 19 di questi hanno portato alla traduzione in carcere, gli altri 8 agli arresti domiciliari.

Le indagini cominciarono nel 2010 a seguito di alcune segnalazioni anonime. Al vertice dell’organizzazione il gruppo criminale riconducibile a Salvatore De Lorenzis, considerato “il re delle slot machine”. Il sodalizio si avvaleva di metodi mafiosi con gli esercenti di alcuni bar.

La loro zona di azione era compresa tra Racale, Melissano e Casarano. In questi comuni avveniva il noleggio di slot machine manomesse riconducibili alle società dei fratelli De Lorenzis. L’alterazione dei dispositivi di gioco sarebbe avvenuta anche grazie all’intervento di un funzionario AAMS.

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