CASINÒ – I ricorsi dei sindacati rischiano di far saltare il banco a Venezia

Tre cause rischiano di mettere seriamente a rischio il futuro del casinò di Venezia. Lo ha comunicato al consiglio comunale il sindaco Luigi Brugnaro, ascoltato in silenzio da consiglieri e pubblico. Se il comune dovesse perderle tutte, date le pretese dei dipendenti che hanno presentato ricorso, l’importo sarà di entità tale da impedire il proseguimento dell’attività, dando avvio a una procedura concorsuale che metterà a rischio il lavoro di 526 dipendenti oltre a 200 dell’indotto.

Le parole del sindaco di Venezia

Il casinò naviga in acque agitate non solo per via dei conti, ma anche per i rapporti con i sindacati. Luigi Brugnaro giovedì sera ha spiegato che “il casinò è tornato in attivo” e potrebbe chiudere con un +600mila euro a fine anno, però ci sono oltre 500 posti a rischio. Già ad aprile era stato lanciato l’allarme, a cui erano seguite due trattative sindacali e un’ondata di scioperi. Brugnaro ora dice: “Noi crediamo che il casinò debba rimanere pubblico e debba essere rilanciato. Bisognava ripartire da zero, togliendo stratificazioni delle norme che si sono accumulate negli anni, ma su questo abbiamo trovato l’indisponibilità dei sindacati. Nel frattempo abbiamo cominciato a intervenire sulla macchina del casinò, soprattutto a Ca’ Noghera. Immaginiamo un restyling, ma stiamo agendo anche nei confronti della società immobiliare della casa da gioco. Alcuni terreni del quadrante di Tessera saranno venduti per costruire il nuovo stadio“.

L’allarme lanciato dall’assessore Zuin

Il comune di Venezia ritiene che se i ricorsi giudiziari presentati in questi mesi dai sindacati dei dipendenti del casinò municipale fossero accolte, la società della casa da gioco sarebbe condannata a pagare “un importo stimato in circa 17 milioni di euro per 155 persone” e ciò “determinerebbe l’impossibilità di garantire la continuità aziendale“. Lo ha spiegato l’assessore al bilancio, Michele Zuin, in una nota letta al parlamentino locale. Secondo la previsione di Ca’ Farsetti “la perdita di conto economico sarebbe di una entità tale da portare in negativo il patrimonio netto e viste le somme in gioco il socio comune non avrebbe la possibilità di ricapitalizzare. Non potrebbe nemmeno assorbire un minor trasferimento in termini di entrate nel proprio bilancio, se non a rischio di un disequilibrio finanziario strutturale. Non rimarrebbe altro che l’avvio di una procedura concorsuale che metterebbe a rischio l’operatività e il posto di lavoro di tutti i 527 dipendenti, con il relativo indotto“.

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