CASINÒ – Brutte notizie da Campione: la Procura di Como ha chiesto il fallimento

La procura di Como ha chiesto il fallimento del Casinò di Campione d’Italia per insolvenza. La decisione è stata presa al termine di un’inchiesta nata da un esposto del sindaco di Campione, il medico forzista Roberto Salmoiraghi. Quando era all’opposizione Salmoiraghi denunciò il Casinò, colpevole secondo lui di mancati trasferimenti di soldi al Comune.

Notizia shock per Campione d’Italia

Nel piccolo Comune di Campione d’Italia, facente parte della provincia di Como, buona parte dei quasi 2.000 abitanti vive di gioco d’ azzardo legalizzato. Ma la situazione del casinò di Campione ultimamente si sta facendo complicata, nonostante delle belle iniziative in vari settori. Negli anni il gioco online e le slot diffuse ovunque hanno probabilmente fatto calare gli affari della casa da gioco affacciata sul lago di Lugano.

Nell’ultimo anno si sono registrati 40 mila ingressi in meno. Questo dicono i numeri. Ultimamente la crisi del Casinò ha messo a rischio quasi 400 posti di lavoro e adesso arriva una richiesta di fallimento che proprio non ci voleva.

La notizia giunge come uno tsunami in parte annunciato, dopo i recenti blitz della Guardia di Finanza in quel di Campione. Il sindaco Roberto Salmoiraghi ha invitato dunque i cittadini al Salone delle Feste all’ultimo piano del casinò “per comunicazioni urgenti”. Salmoiraghi dovrebbe aver incontrato anche i sindacati, con i quali è impegnato in difficili trattative che alla luce della decisione della Procura rischiano di diventare drammatiche.

Come si è giunti alla richiesta di fallimento?

Fondato nel 1917, quindi cento anni fa, nel 2007 il Casinò di Campione si è trasferito nella nuova sede, l’avveniristico palazzo progettato dall’archistar Mario Botta: 55mila metri quadrati distribuiti su nove piani che offrono ogni genere di svago legato al gioco d’azzardo e che sono costati circa 120 milioni di euro. All’epoca la macchina da soldi produceva indotti, posti di lavoro, visibilità. C’erano giocatori, personaggi dello spettacolo, c’era la mondanità. Il casinò era un punto di riferimento del distretto del gioco, circondato dai casinò di Lugano e Mendrisio.

La società che gestisce il casinò più grande d’Europa è partecipata al 100% dal Comune di Campione d’Italia e dovrebbe garantire all’amministrazione pubblica un contributo di 700 mila euro ogni dieci giorni, che non viene versato da mesi, tanto che il credito del Comune ammonta a circa 30 milioni di franchi svizzeri (circa
25 milioni di euro). In più a convincere la procura a chiedere il fallimento ci sarebbero debiti nei confronti delle banche per un’altra trentina di milioni di franchi, come riporta La Repubblica.

Non è la prima volta che il casinò finisce sotto inchiesta. L’ultima risale al 2015 per peculato e riciclaggio.

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