SCOMMESSE – Ughi insiste: “Vorrei un Ministero dei Giochi nel nuovo Governo”

Maurizio Ughi torna alla carica e dice: “Mi auguro che all’interno del nuovo Governo, qualunque esso sia, ci sia una persona che abbia le competenze per amministrare e regolare il settore dei giochi. Ripeto quello che ormai mi auguro da tempo, servirebbe un Ministero dei Giochi con pari dignità agli altri già esistenti“. Non sarebbe male, in effetti. Al momento però i politici sembrano avere ben altri problemi.

Serve un Ministero dei Giochi?

Si è espresso chiaramente Maurizio Ughi a Roma, a margine della presentazione del progetto scommesse di Codere. Per i colleghi di Agipronews ha commentato i risultati delle ultime elezioni politiche. Ancora non si sa chi sarà Premier, ma il Presidente di Obiettivo 2016 si augura che la squadra di Governo possa arricchirsi di una nuova figura specializzata nei giochi.

Ecco la teoria di Ughi: “Servirebbe una persona che si dedichi in maniera esclusiva alla materia giochi, che sia in grado di prendere lo scettro decisionale e regolamentare finalmente il settore. Il Parlamento non riesce a essere incisivo con le sue leggi, spesso le elabora’ triangolando’ con i vari operatori, ma non è abbastanza. Se fino a oggi non sono state fatte le regolamentazioni necessarie è anche perché manca questa figura. Non essendoci stata la competenza è mancata la volontà di regolare il settore“.

Le altre dichiarazioni di Ughi

Agenzie e portali specializzati nel gioco hanno riportato in queste ore altre parole interessanti dette da Maurizio Ughi. Eccole:

Il settore ha bisogno di una regolamentazione ponderata e competente, senza populismo. Non dico che debba essere la priorità, ma se è pericoloso occorre intervenire; se invece non lo è, occorre che lo Stato intervenga per tutelarlo nei confronti dell’opinione pubblica“.

Sui concessionari invece Ughi ha detto: “Il concessionario può anche essere abolito come dichiarato da qualche politico, ma quello che conta è che ci siano regole certe, gli operatori si possono anche adattare. Se lo Stato non vuole gestire personalmente il gioco è libero di farlo basta che lo dica. Sistema concessorio o autorizzatorio non fa differenza“.

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