SLOT, legge regionale in Piemonte ha già fallito? “Si spende di più in altri giochi”

La legge regionale piemontese n.9/2016 è stata al centro di un incontro, indetto lunedì a Torino, tra alcuni Consiglieri regionali del Piemonte, l’Associazione As.Tro e la Federazione Italiana Tabaccai. Dopo pochi mesi si parla già di un fallimento. I giocatori, secondo Massimiliano Pucci, ora spendono meno alle slot ma buttano i soldi in altri giochi d’azzardo.

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La legge regionale in Piemonte si è rivelata un flop?

Queste sono le dichiarazioni rilasciate da Massimiliano Pucci, Presidente As.Tro, al termine dell’incontro odierno: “L’obiettivo di far spendere meno i piemontesi è ampiamente fallito mentre pare raggiunto solo quello di azzerare il gioco alle slot machine, in particolare quelle presenti in bar e tabacchi. La legge regionale per il contrasto al gioco patologico è risultata, dati alla mano, inefficace, con effetti peggiori del male da contrastare“.

Confrontando gli ultimi quattro mesi del 2017 (settembre-dicembre) con i primi del 2018 (gennaio-aprile), i dati ufficiali dei Monopoli di Stato evidenziano un calo della raccolta complessiva in Piemonte del 3,8% (da 1,6 a 1,5 miliardi senza però tenere conto del gioco online, delle nuove forme di illegalità e del gaming ‘frontaliero’).

E se le slot passano dagli oltre 502 milioni di fine 2017 a poco più di 360 milioni nei primi quattro mesi del 2018, con un evidente calo del 28,2%, c’è da registrare un contemporaneo forte aumento degli altri giochi: le Videolotteries sono passate da 575 a 627 milioni (+8,93%), i Gratta e Vinci hanno registrato un aumento dell’11,7% (da 186 a 208 milioni) e il Lotto da 155 a 171 milioni (+10,5%). Nel dato complessivo, inoltre, non sono inclusi i giocatori che si sono spostati verso l’online, verso le zone transfrontaliere (Francia, ma anche regioni confinanti come Liguria e Lombardia) e che hanno scelto forme di gioco illegale.

Pucci ha aggiunto: “I numeri dimostrano come la legge regionale non abbia centrato l’obiettivo della riduzione del gioco ma abbia semplicemente colpito alcuni prodotti più di altri“.

Le restrizioni imposte dalla Legge regionale n.9/2016, dunque, non avrebbero portato ad una diminuzione del gioco, ma soltanto a uno spostamento della domanda: questo è l’effetto più evidente della normativa regionale, a poco meno di sei mesi dal 20 novembre 2017, quando ha preso il via lo ‘switch-off’ delle slot in esercizio, previsto dal testo approvato nel maggio 2016.

Sentiamo ancora Pucci: “Le politiche di regioni e comuni si sono concentrate sugli apparecchi generando l’errata percezione di equivalenza tra gioco e macchinette oppure che colpendo queste ultime anche gli altri giochi sarebbero tornati innocui; un dato smentito dalle ricerche prodotte durante l’audizione e realizzate negli ultimi mesi da Nomisma, Cnr, Istituto Bambin Gesù, Agcom. La legge regionale deve occuparsi dell’intera offerta di gioco, poiché altrimenti si sposta solo il fatturato all’interno del circuito industriale, impedendo di adeguare la normativa alle risultanze degli studi scientifici“.

In arrivo un nuovo tipo di slot machine

Nel corso dell’incontro, As.Tro ha annunciato che i costruttori di apparecchi stanno progettando un prototipo che risponde alle indicazioni dell’Osservatorio Nazionale sul Gap. Tra gli strumenti previsti, l’inserimento di un limite massimo di spesa e tempo di gioco da parte degli utenti, esaurito il quale la macchina si metterà in stand-by. Inoltre, messaggi relativi al contrasto al Gap saranno randomicamente trasmessi sul video. L’apparecchio potrà poi rispondere ai blocchi orari fissati anche su base regionale. In ogni caso, la nuova slot avrà una scheda di sblocco che l’esercente consegnerà al giocatore solo dopo averne verificato la maggiore età. As.Tro ha, poi, proposto corsi di formazione finalizzati ad evitare criticità di natura sanitaria ed il Presidente ha concluso, proponendo misure alternative all’espulsione degli apparecchi dal territorio piemontese: “Due sono le opzioni: mantenere l’attuale distanziometro, introducendo deroghe per le attività in grado di allestire il piano contro il Gioco d’azzardo patologico, oppure modificarlo introducendo un sistema di tutela del decoro e delle sensibilità, in grado di evitare sia aree ad eccessiva densità di insediamenti di gioco sia zone prive di offerta“.

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