Ci risiamo: la procura ha chiesto il fallimento del casinò di Saint-Vincent

Dopo la chiusura a luglio del casinò di Campione d’Italia, sembra avviato sulla stessa strada quello di Saint-Vincent. La procura di Aosta ha infatti chiesto il fallimento della casa da gioco. Segno di una profonda crisi di questo modello industriale. Le uniche strutture che resistono in Italia sono quelle di Sanremo e Venezia. Cosa succederà adesso? La notizia ha già fatto il giro del web.

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Saint-Vincent come Campione? Chiesto il fallimento

Testate locali e nazionali hanno già riportato in queste ore la richiesta di fallimento del casinò di Saint-Vincent. L’istanza è motivata (secondo la magistratura) dalla grave insolvenza, dalla situazione debitoria, dalle linee di credito sostanzialmente chiuse e quindi da una crisi irreversibile. L’istanza di concordato avanzata nei giorni scorsi dal neo amministratore unico, Filippo Rolando, impedisce al momento al tribunale di pronunciarsi sull’istanza di fallimento ma non il deposito della stessa richiesta da parte della procura.

Che il casinò costruito nella rinomata località valdostana fosse sull’orlo del baratro era una questione nota. Al 31 dicembre 2017 il bilancio si è chiuso con un rosso di oltre 21 milioni di euro. E l’assemblea dei soci aveva avvertito che da settembre non ci sarebbero più stati i fondi per il pagamento degli stipendi. Nonostante la crisi attraversata dal Casinò di Saint-Vincent, nel biennio 2017-2018 (secondo la procura di Aosta) si è verificata una vera e propria emorragia di denaro: 3.593.226€ destinati a consulenti, società e professionisti esterni per incarichi che avrebbero potuto essere svolti dai numerosi dipendenti della casa da gioco. Della cifra complessiva, 2.060.000€ sono stati destinati alla De Vere concept srl che si occupa di co-marketing e tornei di poker. Secondo la procura, sul piano patrimoniale l’attivo non è in grado di coprire le passività, considerato lo sbilancio di circa 11.000.000€ esistente. Sul piano economico le prospettive non consentono di prevedere per il futuro il superamento della crisi né il raggiungimento di un equilibrio. Infine, su quello finanziario, la società, visto lo stato di insolvenza, non potrà far fronte ai pagamenti nei tempi e nei modi previsti.

La storia tribolata del casinò inaugurato nel 1947

La struttura valdostana, inaugurata nel 1947, era stata oggetto di un’inchiesta da parte della Guardia di Finanza e della Corte dei Conti sui maxi-finaziamenti pubblici per 140 milioni ricevuti dalla Regione autonoma. Un’indagine che, nel marzo scorso, è culminata col sequestro dei beni a 21 ex consiglieri regionali valdostani tra cui l’ex presidente Augusto Rollandin. Ad anticipare il provvedimento, un mese prima, era stato lo stesso procuratore regionale della Corte dei Conti, Roberto Rizzi, che nella citazione a giudizio di ventuno politici e un dirigente regionale aveva ammonito: “L’unica prospettiva di sopravvivenza del Casinò era, e continua a essere, il sostegno finanziario della Regione Valle d’Aosta“.

Roventi polemiche erano scoppiate, l’anno scorso, dopo l’annuncio di 264 licenziamenti tra dipendenti in forza alla sala da gioco e all’albergo inglobato nella struttura. In febbraio i lavoratori, in tutto 648, avevano scioperato e in molti si sono presentati ad Aosta per assistere alla seduta dell’assemblea regionale valdostana. In luglio, poi, era stato raggiunto l’accordo per una serie di uscite concordate.

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