SLOT, si discute sui limiti orari a Roma: sentenza entro due mesi

Al Tar del Lazio si sono discussi oggi‎ una serie di ricorsi intentati dagli operatori dei giochi contro l’ordinanza di Roma Capitale che limita a 8 ore al giorno l’apertura delle sale. I ricorsi in discussione sono una ventina. Il Collegio negli scorsi mesi ha preferito affrontare la questione nel merito e non in sede cautelare.

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Gli operatori fanno leva sulla drastica riduzione degli introito (in alcuni casi si arriva anche al 64%) che comporteranno inevitabilmente una serie di licenziamenti. Tra le ricorrenti ci sono anche alcune sale bingo che danno lavoro a circa 200 persone, molte delle quali si sono costituite in giudizio. Tra i motivi di ricorso anche il fatto che Roma Capitale abbia imposto gli stessi limiti orari a tutti gli esercizi, senza fare distinzione ad esempio tra bar e grandi sale, oppure tra esercizi che si trovano al centro e quelli in periferia.

Roma Capitale nelle proprie memorie ha spiegato di aver dovuto adottare l’ordinanza a causa dell’inerzia sulla questione delle ludopatie e di non aver mai ricevuto dati sulle giocate dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. L’ADM ha tuttavia replicato di non aver mai sottovalutato la questione, citando una serie di provvedimenti come il decreto Balduzzi (sull’informazione ai giocatori) il Dignità (che vieta la pubblicità del gioco) e il taglio del 35% della rete delle slot (attuato definitivamente a aprile scorso).

Fasce SLOT, le ricorrenti accusano Roma Capitale

Roma Capitale non avrebbe effettuato un’istruttoria‎ prima di adottare l’ordinanza sui limiti orari per le sale da gioco. E’ quanto hanno sostenuto nell’udienza di fronte al Tar Lazio le sale da gioco che hanno impugnato il provvedimento. L’avvocato Lazzaretti ha spiegato che Roma Capitale (in base all’accordo siglato da Governo e Regioni in conferenza unificata) avrebbe dovuto concordare con i Monopoli di Stato un simile intervento, visti i riflessi sul gettito. Invece ha inviato il provvedimento il 6 giugno 2018, e lo ha adottato due giorni dopo, non concedendo ai Monopoli nessuna possibilità di replica. E ancora, “l’ordinanza fa riferimento all’accordo siglato in conferenza Unificata. Ma in quel caso si parlava di una chiusura di 8 ore al giorno, Roma Capitale ha imposto uno stop di 16 ore“.‎

“Rispetto all’anno precedente c’è stata addirittura una recessione del fenomeno patologico‎, l’emergenza cui fa riferimento l’ordinanza di Roma Capitale non c’è”, hanno sostenuto ancora i ricorrenti.‎ “L’unico dato che potrebbe giustificare il provvedimento è una tabella della Regione Lazio, da cui emerge che i giocatori patologici romani in cura nel 2018 sono circa 200”, ha spiegato l’avv. Lepore. “Stiamo parlando dello 0,08% della popolazione”.

L’avv. Ripamonti ha invece spiegato che l’ordinanza non tocca i ctd ancora presenti sul territorio (che offrono giochi sostanzialmente simili) e l’online. “L’ordinanza comporta un taglio di oltre il 50% dell’orario, rispetto a quanto avevano concordato Regioni e governo” ha detto l’avv. Lattanzi‎, sottolineando poi che l’ordinanza del Comune provocherà un’emergenza occupazionale.

 

Sentenza attesa entro due mesi

In alcuni casi si sono costituiti anche i dipendenti per manifestare la preoccupazione per i propri posti di lavoro. In sostegno di Roma Capitale è invece intervenuta l’associazione dei consumatori, Codacons. Il Collegio della Seconda Sezione‎ ha trattenuto i ricorsi in decisione, la sentenza è attesa nell’arco di due mesi.

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