Colpo di scena a Campione: annullata sentenza di fallimento

Incredibile ma vero. La quarta Corte d’Appello civile di Milano, accogliendo il reclamo presentato dal Comune di Campione d’Italia, il Casinò Campione d’Italia e la Banca Popolare di Sondrio, ha cancellato la sentenza con cui il Tribunale di Como, lo scorso luglio, aveva dichiarato il fallimento del Casinò di Campione d’Italia.

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Con il provvedimento pubblicato lunedì è stato disposto il rinvio del procedimento davanti ai giudici fallimentari comaschi in quanto è stata ritenuta inammissibile la domanda e quindi la sentenza di fallimento deciso 8 mesi fa. Ora resta da capire quali saranno le conseguenze pratiche della sentenza. Per ora, anche se teoricamente possibile dal punto di vista giuridico, è praticamente impossibile riaprire la casa da gioco, chiusa da luglio, con i dipendenti nel frattempo licenziati.

Dipendenti e clienti di Campione sperano nella riapertura

C’è amarezza nelle parole dei dipendenti del Casinò Campione d’Italia: “La corte di Appello di Milano ha detto quello che ripetiamo da mesi: la nostra casa da gioco non doveva fallire. Il problema è che ha vinto il casinò, noi abbiamo perso perché a gennaio siamo stati tutti licenziati“.

Matteo Guanziroli della Uilcom dichiara: “Abbiamo letto la sentenza e siamo in contatto con i nostri legali per capire cosa potrà accadere adesso. Questa decisione annulla il fallimento ma non i licenziamenti che rimangono validi malgrado a dicembre avessimo chiesto ai curatori di sospendere ogni loro decisione in attesa della pronuncia della Corte d’Appello“.

Invece la decisione è stata presa e 469 lavoratori hanno perso il loro posto, nella migliore delle ipotesi per avere il riconoscimento della Naspi il cui primo assegno è stato versato a molti, ma non a tutti, solo il mese scorso: “Mille euro lordi che a Campione non servono a niente contando che l’affitto di un monolocale costa più di mille franchi al mese“. Intanto al presidio si continua a tenere la triste contabilità delle perdite della casa da gioco da quando è stata chiusa.

Adesso la speranza di tutti è che la casa da gioco possa riaprire. Alessandra Bernasconi, ex responsabile del marketing del casinò, dice: “Per farlo occorrerà investire altri 15/20 milioni di franchi e serviranno settimane di lavoro, poi rimane la grossa incognita di riuscire a far tornare i nostri clienti“.

Balsamo chiede: “A chi ha giovato tutto questo?”

Sentiamo anche il vicesindaco Alfio Balsamo: “Mi chiedo a chi ha giovato tutto questo? Non allo Stato che ha perso 500mila euro per la concessione della licenza al gioco e altri 10 milioni di proventi più le tasse di lavoratori e residenti che sono senza più un lavoro e quindi un reddito. Ringrazio i nostri legali, che ci siamo pagati di tasca nostra, per aver dimostrato quello che sapevamo fin dall’inizio: la casa da gioco non doveva essere chiusa. Lo avevamo detto anche al commissario ad acta che ci hanno mandato dalla Prefettura quando il Comune è finito in dissesto. Doveva aiutarci a salvare il paese e rifiutandosi di firmare l’atto che ci avrebbe permesso di andare di fronte ai giudici lo ha affossato. A questo punto mi chiedo se non siano gli estremi per il danno erariale“.

Chiudiamo con le parole di Roberto Salmoiraghi: “Fossi ancora sindaco prenderei le chiavi e riaprirei il Casinò, perché il fallimento a questo punto non è mai esistito e perché la casa da gioco è nostra, è del Comune».

È vero che possono ancora arrivare dei ricorsi e che i debiti fatti in passato restano. Però c’era un piano di rientro pronto quest’estate che il commissario liquidatore non ha firmato. Le responsabilità sono gravi. Hanno chiuso e svenduto tutto in fretta. Adesso, alla luce della sentenza, è difficile chiedere scusa e lavarsi le mani come niente fosse“.

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