Nuova era delle scomesse sportive per la NBA americana?

La lega di Adam Silver pare determinata a legalizzare le scommesse e veder aumentare i propri ricavi, ma gli effetti collaterali potrebbero essere molto pericolosi. Proviamo a fare il punto della situazione e a capire come siamo arrivati fin qua.

Qualche anno fa era difficile trovare qualcuno a favore della legalizzazione delle scommesse sportive all’interno delle leghe sportive americane. Oggi il vento è cambiato. Con una decisione della Corte Suprema del maggio 2018, gli Stati Uniti hanno varato una nuova rotta per il proprio futuro: una rotta dove è consentito scommettere anche sugli eventi sportivi.

Secondo una ricerca della compagnia di analisi di mercato Nielsen Company, già in questo momento le quattro leghe sportive americane guadagno circa 4.23 miliardi di dollari l’anno dai ricavi prodotti dall’interazione con questa industria, in termini di introiti televisivi, pubblicitari, sponsor, vendita dei dati e del merchandising. E una volta che ogni stato sarà a norma, i guadagni dovrebbero salire fino a 400 miliardi di dollari all’anno, secondo la National Gambling Impact Study Commission. Una cifra talmente grande da far girare la testa ma forse anche adatta a spiegare il repentino cambiamento etico e ideologico.

La rivoluzione di Silver nella NBA

Se si è arrivati a un così drastico cambiamento ideologico da parte delle leghe sportive è grazie agli sforzi compiuti dalla NBA dopo l’insediamento di Adam Silver come nuovo commissioner. Silver, infatti, è ritenuto uno dei personaggi fondamentali nell’apertura alle scommesse sportive legalizzate: già cinque mesi prima della decisione della Corte Suprema, la NBA aveva chiesto formalmente che si arrivasse a un disegno di legge nazionale che regolasse questo procedimento. Dan Spillane, un avvocato della NBA, aveva dichiarato che «dopo un lungo studio della questione, è arrivato il momento di adoperare un approccio diverso, che dia la possibilità ai nostri appassionati di poter scommettere in sicurezza e nel rispetto dell’integrità del gioco».

Prima di prendere il posto di David Stern, Silver è stato per quasi dieci anni a capo del Dipartimento di Produzione e Programmazione Video della NBA e nei suoi frequenti viaggi all’estero, soprattutto in Europa, ha potuto notare come il gioco d’azzardo rappresentasse «una possibilità di crescita piuttosto ovvia». La sua lettera al New York Times del novembre 2014 (pochi mesi dopo essere divenuto commissioner) è considerata da molti il turning-point decisivo per il coinvolgimento di tutte le altre leghe. Una dichiarazione d’intenti che acquista ancora più valore nel momento in cui si considerano le tempistiche in cui è arrivata, ovvero il giorno dopo dell’ufficializzazione dell’accordo quadriennale con FanDuel, una piattaforma di giochi fantasy.

La NBA, stando alle parole di Silver, voleva iniziare a «giocare la partita dall’interno invece che dall’esterno», iniziando appunto una collaborazione che le permettesse di iniziare a prendere confidenza con le piattaforme digitali, il futuro di questa industria dal momento che può aiutare a diminuire il mercato nero delle scommesse e i pericoli di corruzione. Per registrarsi ai siti di FanDuel e DraftKings è necessaria la carta di credito e questo aiuta a tracciare i flussi delle giocate.

La sponsorizzazione dei casinò

L’ultima carta la NBA l’ha scoperta lo scorso settembre, annunciando di aver trovato un accordo con MGM, il gigante dei casinò di Las Vegas, diventando la prima lega sportiva americana con un’agenzia di scommesse come proprio gaming partner ufficiale. Le cifre dell’accordo sono relativamente basse, 25 milioni per tre anni, ma ci permettono di chiudere il cerchio in maniera ottimale, dal momento che queste agenzie di scommesse tendono a re-investire molto nelle televisioni e nelle sponsorizzazioni.

Molte squadre hanno già accordi o proprietari che gestiscono e hanno quote in alcuni casinò quindi è evidente che i soldi, di fatto, arrivassero seppur indirettamente già in precedenza; ma sono destinate a incrementare ancora. La svolta definitiva potrebbe arrivare grazie alle sponsorship sulle canotte e anche in questo caso la NBA ha guardato ai “cugini” del Regno Unito, dove quasi due terzi delle squadre hanno già i nomi delle agenzie di scommesse stampate sulle maglie.

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