Veneto, approvata nuova legge sul gioco: c’è il distanziometro

Dura lotta della Regione Veneto a slot e macchinette negli esercizi pubblici. Aliquota Irap al massimo per gli esercenti che installano apparecchiature da gioco: previsto lo 0,92 per cento rispetto allo 0,20 dell’articolo 20 della legge di stabilità del 2015. Ma anche distanze minime, orari di apertura e sanzioni.

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Una legge di riordino che fa chiarezza e mette dei paletti, stabilendo distanze minime, orari di apertura, aumento di tassazione e sanzioni, al fine di contrastare la piaga della ludopatia. Per l’assessore regionale alla sanità e al sociale, Manuela Lanzarin, il testo approvato ieri dal Consiglio regionale del Veneto, sintesi di quattro diverse proposte depositate negli anni, rappresenta un risultato importante e significativo.

Le parole del’assessore Lanzarin

Il miglior risultato possibile nell’attuale contesto legislativo nazionale che nessun governo, né presente né passato, ha avuto il coraggio di riformare in un’ottica di dissuasione e di contrasto.

La legge veneta approvata oggi dall’aula di palazzo Ferro-Fini è un provvedimento restrittivo, voluto e appoggiato dalla Giunta, per far ordine tra le diverse norme regionali adottate dal 2015 in poi e per dare certezza agli enti locali che, con ordinanze proprie, hanno adottato ordinanze e regolamenti su distanze e orari. Con la nuova legge, sta stabiliscono distanze minime di 400 metri dai luoghi sensibili, orari di apertura, aumento massimo dell’aliquota Irap e sanzioni fino a 6 mila euro: così si fa finalmente chiarezza e si introducono criteri di omogeneità per tutto il territorio regionale.

Si tratta di una legge fortemente restrittiva visto che innalza l’aliquota Irap per gli esercenti che installano apparecchiature da gioco al valore massimo possibile previsto: lo 0,92 per cento rispetto allo 0,20 previsto dall’articolo 20 del collegato del 2015 alla legge di stabilità. Una scelta chiara, che va nella direzione di utilizzare tutti gli elementi che possono essere lecitamente utilizzati come deterrenti.

Ci sono, però dei diritti acquisiti e quindi abbiamo ritenuto di dover mettere in protezione la legge da eventuali contenziosi, stabilendo che le nuove norme di applicano alla nuova programmazione e non all’esistente. Come tutti sanno, una legge non può essere retroattiva“.

Conclude l’assessore: “Agli strumenti di dissuasione e di controllo continueranno ad affiancarsi quelli di prevenzione e cura: la Regione Veneto, per parte sua, integra con oltre 1,2 milioni di euro di risorse proprie i 4 milioni del fondo sanitario nazionale erogato con i Lea per finanziare l’attività di prevenzione, cura e recupero dei Servizi per le dipendenze e, con il piano regionale per il gioco patologico, sta sperimentando alcuni percorsi sperimentali, residenziali, semiresidenziali e di auto-aiuto, in collaborazione con le associazioni di volontariato e le comunità locali“.

I numeri del gioco in Veneto

Il Veneto, ha ricordato l’assessore Lanzarin, è la terza regione in Italia per quantità di denaro giocata alle cosiddette ‘macchinette’ e alle videolottery. Nel 2017 il volume delle giocate complessive nel territorio regionale ha superato i 6,1 miliardi di euro, di cui tre quarti alle new slot, con una spesa pro capite di 1.244 euro. Si stima che i giocatori d’azzardo problematici siano 32.500 (cioè lo 0,8 % della popolazione attiva) e che quelli patologici (che cioè si rivolgono ai Servizi pubblici per le dipendenze) siano tra i 3.700 e i 3.200.

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