Stop a pubblicità scommesse, De Siervo: “100 mln di danni per il calcio”

Luigi De Siervo, amministratore delegato della Lega di Serie A, in queste ore ha concesso alcune interviste interessanti sul delicato tema dello stop alle pubblicità di scommesse sportive. De Siervo comprende le giuste finalità ma sottolinea un danno da 100 milioni annui per il nostro campionato.

Sacrosanta la lotta alla ludopatia ma la legge che dal luglio scorso vieta pubblicità e sponsorizzazioni alle società di scommesse danneggia lo sport e non raggiunge le finalità per le quali è stata approvata. Questo il parere di De Siervo che ha parlato a Repubblica e Agipronews facendo un primo bilancio sugli effetti della normativa, a tre mesi dalla sua entrata in vigore. Riportiamo le sue parole…

La Lega Serie A ha espresso in più occasioni, e nelle sedi opportune, la propria preoccupazione per una legge che ha creato un danno evidente sui bilanci dei club italiani, riducendone i ricavi in modo considerevole. Se si guarda al panorama europeo, il mercato delle sponsorizzazioni nel calcio e nello sport nel 2018 ha raggiunto il valore record di oltre 20 miliardi di euro, e i ricavi da sponsorizzazione derivanti dalle società di betting rappresentano una notevole fonte di guadagno per i club delle massime divisioni delle top 5 Leghe Europee. In Italia per il solo sistema calcio si stima una perdita annua superiore ai 100 milioni di euro“.

E le nostre società sono penalizzate anche all’estero: “La penalizzazione in termini di competitività nei confronti delle altre leghe europee è evidente. Più della metà delle nostre squadre ha dovuto interrompere un accordo di partnership con aziende del comparto betting, la quinta categoria merceologica come investimenti nella classifica delle sponsorizzazioni di maglia dei sei principali tornei europei. Per fare un paio di esempi, Betway, l’azienda che aveva siglato una partnership con la Roma, è attualmente lo sponsor di maglia con il più alto contratto in Premier League, oltre 10 milioni di euro con il West Ham. Allo stesso modo, Marathonbet ha lasciato la Lazio per sottoscrivere un accordo con il Siviglia“.

Non piange comunque solo il calcio: “La perdita non riguarda soltanto il sistema calcistico italiano, ma anche l’editoria e il mercato televisivo, ad esempio, subiranno una forte diminuzione dei propri introiti. Lo stesso Stato italiano nei prossimi tre anni rischierà di perdere sino a 700 milioni di gettito erariale a causa del divieto per questo tipo di advertising, senza considerare il rischio del taglio di molti posti di lavoro per le aziende italiane operanti nel betting. Infine avremo ripercussioni a catena anche sul valore degli spazi pubblicitari gestiti dai centri media, che evidentemente diminuiranno il loro valore in assenza di investitori, un indebolimento progressivo che andrà ad incidere sull’Italia come paese candidato ad ospitare grandi eventi internazionali o anche sulla possibilità di investire sul rifacimento degli stadi“.

Cosa sta facendo dunque la Lega? “C’è massimo rispetto e collaborazione con il Governo per le finalità del provvedimento, ma bisogna rendersi conto che il gioco d’azzardo è il vero obiettivo da colpire per aiutare coloro che soffrono di ludopatia. A distanza di qualche mese dall’entrata in vigore del decreto Dignità, che ha introdotto il divieto, possiamo constatare che le misure adottate non si sono rivelate efficaci. Serve un intervento che consenta di salvaguardare la finalità della norma, ma che non diminuisca le risorse delle nostre Società, risorse che servono per acquistare giocatori forti, per rifare gli stadi, per investire nei vivai“.

Cosa sarebbe più utile per De Siervo? “In primo luogo il contrasto dovrebbe avvenire con appositi programmi di prevenzione, educazione e disincentivo al gioco patologico. Si può pensare anche di destinare a questi programmi una quota dell’investimento pubblicitario delle aziende di betting. Il divieto di ogni forma di comunicazione e pubblicità favorisce il proliferare del gioco clandestino, individuato dagli esperti come la vera causa delle ludopatie. Da ultimo, ma non per ultimo, è bene evidenziare che il fenomeno della dipendenza afferisce maggiormente i giochi di puro azzardo, e non le scommesse sportive, per le quali è richiesta comunque una forte base di razionalità, di studio statistico e di calcolo che mal si conciliano con la compulsività del gioco d’azzardo“.

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